STORIA DEI 99 di Rosario Dello Iacovo (dall’album NA-99-10°)
Era l’anno di grazia
1991. Venivamo dritti dagli anni 80. Non sapevamo ancora che un giorno avremmo
sorriso, con un pizzico di rimpianto, riascoltando clash e depeche mode. Allora
il cielo sopra di noi ci sembrava scuro e l’orizzonte letteralmente blindato.
Fu la “pantera” a ridare un senso di compiutezza alle nostre vite. Fu quella
straordinaria esperienza di protagonismo collettivo che irruppe nel nostro
vissuto quotidiano e lo cambiò una volta per tutte. Senza rimpianti. Allora i
99 POSSE non esistevano e di sicuro non avremmo giurato sulla salute mentale di
un fantomatico interlocutore che ce ne avesse predetto la nascita. Avevo
conosciuto Luca a Tienament, centro sociale napoletano, per un’iniziativa
antiproibizionista contro la Craxi-Jervolino. Non era ancora O Zulu, ma non era
esattamente quello che si definisce un impiegato di banca. Capelli lunghi,
sguardo vivace e a mò di orpello non una ma ben due catene da motorino con
tanto di catenaccio annesso. In una sola parola inquietante! I capelli glieli
avrebbero poi tagliati nel carcere di poggioreale, dove il nostro ebbe la
sventura di finire per 11 giorno con altri 4 compagni dopo un’iniziativa
nazionale a Napoli. I 99 esistevano già e al posto dei capelli arrivò
“odio” una delle canzoni più belle ed intense che la mia memoria ricordi.
Marco invece lo conobbi alla facoltà di lettere qualche mese prima della
pantera, non aveva ancora dreads più lunghi d’Italia, ma in compenso era
regolarmente in possesso del miglior fumo che si trovasse a Napoli. Cosa che a
distanza di anni costituisce per lui ancora motivo di vanto. E quando conobbi
suo padre Amedeo ebbi la percezione netta che la famiglia, istituzione tanto
vituperata negli anni 70 era stata invece un vero e proprio volano di
idee-contro. Lo stesso dicasi di Aldo, papà di Luca, a braccetto, nelle
manifestazioni per la liberazione dei compagni arrestati, con mio padre
Alessandro, quasi volessero espiare la colpa di averci portato sulla “cattiva
strada”. Sono i “cattivi maestri” che nel corso degli anni non avremmo mai
smesso di ringraziare. Massimo invece lo conoscevo da tempo, come membro della
brigata “Napoli Hardcore”, che per anni attraversò regolarmente la penisola
a caccia di concerti di Stayer, Suicidal Tendencies, Exodus….
Quando i 99 si misero insieme e cercavano un bassista ebbi la naturale idea di proporlo.Aveva suonato e inciso dischi con i Randagi, thrash band napoletana. Mi sembrava il giusto completamento per Luca e Marco. Così Massimo al primo appuntamento arrivò con oltre 30 ore di ritardo, anticipando subito quella che sarebbe stata nel corso degli anni una sua triste quanto costante prerogativa. Per ultima arrivò Maria. Con questo nome la conobbi e la vidi partire per l’Erasmus in Inghilterra, al ritorno era Meg. Capelli decolorati e faccia indisponente. Le bastò accompagnare Luca in studio una volta per entrare prepotentemente nella storia dei 99 Posse. Era davvero brava, la ragazzina aveva talento e posso affermare senza pericolo di smentita di essere stato il primo a insistere sulla necessità che entrasse a far parte stabilmente della band. A distanza di anni il suo splendido senso della melodia, la sua abilità compositiva, la capacità di tenere il palco e la dolcezza del suo rapporto col pubblico non sono stati altro che una piacevole conferma. Sasha, un tempo uno dei più famosi frikkettoni napoletani, è ormai da anni che mette le sue tastiere al servizio dei 99. Insieme al suo grande amore per il jazz la cosa che più mi preme sottolineare è la sua sovraumana capacità di ingurgitare bevande alcoliche. Cosa che durante qualche concerto lo ha costretto a delle rapidissime fughe dal palco. Sospese fra leggenda e realtà le sue incursioni notturne nelle cucine e nei bar degli alberghi di mezza Italia. Un tipo veramente poco raccomandabile. Claudio “Clark Kent” Marino, da diversi anni suona stabilmente con i 99 Posse. E’ il batterista più preciso che io conosca, un vero e proprio metronomo, e il suo contributo rende sicuramente il suono della band più potente e corposo. Di lui ricorderò sempre l’espressione attonita di fronte a Prospero Gallinari al centro sociale “Che” di Tor Bella Monaca a Roma. Poi c’è Pedro o Papa j. Capelli lunghi, osceno pizzetto scandalosamente più lungo dei capelli. Fa parte della preistoria dei 99, si allontanò a seguito di oscure vicende che non ha mai spiegato fino in fondo. Negli ultimi tempi, insieme a Speaker Cenzou, per gli amici “Il rap”, e Dj 2Fast, al secolo “O Cuniglie”, è tornato a dare il suo contributo alla “ballotta”. Sono passati 10 anni, in mezzo un bel po’ di dischi e quasi mille concerti. Denuncie per i più svariati reati e la presenza militante a Praga, a Napoli, a Genova, in Chiapas. Le battaglie per il prezzo imposto e i dischi d’oro e di platino. Un esperienza unica, al di là di ogni apologia. Un dato su tutti che testimonia ancora una volta la peculiarità di questa band è che quelli che hanno cominciato a lavorare con loro anni fa sono ancora qui al loro posto. Io mi occupo dei loro concerti e ho scritto qualche parolina dei loro testi, Diego è il loro manager, Marco “Driver” è il vero factotum della famiglia, aspettiamo solo di reintegrare qualcuno e lui sa chi è. Inutile dire che essere al fianco dei 99 è una cosa che ci inorgoglisce e alla quale non vorremmo mai rinunciare. Buon decennale compagni e
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!